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Storia dell'Istituto
Il Carisma

Il carisma è un dono dello Spirito Santo largito alla persona per il servizio della Chiesa, alla quale soltanto spetta riconoscerlo. Tale dono dato al Fondatore diventa << patrimonio proprio >> di ciascun Istituto di cui specifica la natura, l’indole, il fine, l’azione e la missione nella Chiesa di Dio. Esso non esaurisce tutte le esigenze della vita cristiana, ma è una particolare interpretazione del messaggio evangelico.
Il carisma o << ispirazione primigenia >> della Venerata Madre Fondatrice Maria Marletta e, quindi, della Congregazione da lei fondata, riconosciuto dalla Chiesa - unica depositaria dei divini carismi - è la testimonianza evangelica dell’amore e nel servizio del prossimo, specialmente dei fanciulli e delle giovani in pericolo morale.
Fin da giovane Madre Marletta intuì la grande e profonda verità che Dio ci ama per primo in modo infinito e misericordioso. Attratta da questo amore paterno, cercò sempre l’incontro con Dio nella quotidiana meditazione della Sacra Scrittura, nella partecipazione devota e intimamente vissuta al sacrificio eucaristico, nel dialogo personale e prolungato con Gesù sacramentato.
In un momento di grazia, colpita dalla penosa situazione di ragazze che si trovavano coinvolte da insidie e pericoli anche in seno alle stesse famiglie, concepì il pensiero di accogliere e curare maternamente queste giovani in pericolo morale.
Cominciò prima ad aprire un piccolo laboratorio con lo scopo di incontrarsi con la gioventù per aiutarla, consigliarla, proteggerla.
In seguito, avvertendo sempre più distintamente che la formazione delle giovani è fondamentale per una efficace promozione umana e cristiana del popolo, maturò la sua specifica vocazione di dedicarsi all’educazione dei bambini e delle giovani, con particolare predilezione per i più poveri, abbandonati e maggiormente bisognosi di protezione.
E il 14 settembre 1921, dopo aver superato non poche difficoltà, mossa dalla forza dello Spirito Santo che operava in lei, diede inizio ad una piccola casa famiglia.
Sorgeva così l’Opera che successivamente si concretizzava con la fondazione di una nuova famiglia religiosa a servizio della gioventù: la Congregazione delle << Suore Serve della Divina Provvidenza >>, che la Chiesa con la sua autorità volentieri accolse e approvò.
Animata da coraggio evangelico, Madre Marletta tentò vie nuove e ricercò appassionatamente forme apostoliche rispondenti ai segni dei tempi.
Nel suo apostolato rientrarono quasi tutte le opere di misericordia.
Nella sua intuizione materna ebbe cura che le giovani, uscendo dall’Istituto, avessero la possibilità di procurarsi un lavoro per il loro sostentamento e un’onesta posizione nella società. Volle perciò che si qualificassero, ciascuna secondo la propria inclinazione, attraverso Corsi di addestramento professionale.
Madre Marletta quando avvicinava le giovani riusciva a conquistarsi facilmente la loro stima e il loro affetto; sapeva essere giovane come loro e faceva suoi i loro problemi e le loro ansie.
Le attirava spontaneamente a sé per la sua pietà viva e per l’entusiasmo giovanile che metteva in ogni sua azione; doti che sapeva infondere in coloro che condividevano il suo ideale di vita religiosa.
Nutrì una grande devozione a S. Giuseppe, l’uomo del mistero, della dedizione incondizionata e del servizio d’amore.
A lui ricorreva con fiducia semplice e filiale per la soluzione di ogni problema morale e materiale.
S. Giuseppe e Maria Immacolata, esempio di totale oblazione a Dio nella fede, nella semplicità e nell’amore, divennero i modelli dai quali la Congregazione trasse i suoi lineamenti originari caratteristici: totale abbandono alla Divina Provvidenza; ottimismo evangelico vissuto nella fede viva; scelta della vita povera, semplice e laboriosa; impegno responsabile nella educazione cristiana della gioventù; spirito di famiglia vissuto nell’umiltà, nella carità e nell’accoglienza verso tutti specie i più umili.
Questi lineamenti costituiscono per la Congregazione una preziosa eredità della Fondatrice.
Madre Marletta intraprendeva ogni iniziativa con distacco personale e quando raccoglieva frutti di bene, li attribuiva a Dio pensando che da lei venivano solo gli zeri davanti ai quali Dio - come spesso diceva - aveva posto il numero uno che dava valore a tutta la cifra. Amava ripetere alle sue figlie: << Lasciate che Dio lavori e noi eclissiamoci: più saremo sinceramente umili, più scompariremo, più abbondanti saranno i frutti >>.
La Congregazione delle Serve della Divina Provvidenza, vuole quindi ricercare e praticare le virtù dell’umiltà, della carità e della semplicità.

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